La candidatura di Micari e i silenzi da Repubblica delle banane

La candidatura di Micari e i silenzi da Repubblica delle banane

Il rettore Fabrizio Micari sta dimostrando un morboso attaccamento al potere. Lo conferma il vasto dissenso pubblico che ha generato la sua candidatura alla presidenza della Regione Sicilia, senza dimettersi dal vertice dell’ateneo palermitano e dunque dalla carica di presidente del Policlinico di Palermo.

di Chiara Di Benedetto

Con i colleghi 5stelle della commissione Cultura, Scienza e Istruzione, ho interpellato il presidente del Consiglio dei Ministri e i ministri per la P.A., dell’Università e dell’Interno per sapere se ritengano che all’atto della candidatura «Micari avrebbe dovuto dimettersi dalla carica di rettore; se non intendano inviare un monito allo stesso Micari con riferimento all’inopportunità istituzionale della sua candidatura, data la manifesta violazione dello statuto dell’Università di Palermo nonché il potenziale danno patrimoniale e d’immagine che rischia di arrecare allo stesso ateneo; se e in che termini ritengano che l’impegno in campagna elettorale di Micari possa determinare una condotta discriminatoria nei confronti dei dipendenti pubblici dell’ateneo; come giudicano la normativa regionale siciliana in tema di elettorato passivo riguardante le ipotesi di ineleggibilità e incompatibilità e se intendano accertare la legittimità dello strumento del congedo utilizzato dal Micari». Micari «sta con un piede in due scarpe perché gli conviene e, nel silenzio di governo e Pd, pure il suo ricorso al congedo matrimoniale è divenuto normale, come fossimo in una Repubblica delle banane».

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