Sicilia: Province, Crocetta KO

Sicilia: Province, Crocetta KO

La Corte dei conti certifica il fallimento del governatore

In Sicilia l’attuazione della riforma delle Province è stata un fallimento come altrove. Oggi lo certifica, al di là dei proclami del solito governatore Rosario Crocetta, la Corte dei conti.

di Chiara Di Benedetto

In 71 pagine di rilievi e numeri della Sezione di controllo, la Corte ha fotografato, come ha riassunto in un servizio il giornalista Accursio Sabella, la situazione degli enti siciliani. Ciò in funzione della seduta della Commissione parlamentare sul federalismo fiscale dello scorso 29 marzo.

Diminuzione dei trasferimenti centrali e ritardi nel passaggio delle competenze sono, anche riguardo alla Sicilia, il motivo ricorrente del coma delle Province. Eppure il solito Crocetta si era vantato così: «Siamo i primi ad abolire le Province».

La Corte dei conti ha chiarito che gli scarsi livelli di finanziamento sono «insufficienti alla stessa messa in sicurezza di beni primari per la collettività amministrata (in primis, strade e scuole)». Più avanti, nel documento della Corte si legge: «Hanno risentito particolarmente i servizi per i disabili e quelli di supporto alle scuole di secondo grado; nei casi più gravi (ad esempio, nel libero Consorzio di Siracusa), è stato compromesso addirittura il pagamento degli stipendi al personale dipendente».

Insomma, a rimetterci sono sempre i più deboli.

Le cause di questo caos infernale sono due: 1) la mancanza di liquidità, dovuta alle misure di contenimento del debito pubblico, creato dal nulla dall’emissione di moneta da parte della privata Banca centrale europea, che invera il denaro trasferendolo agli Stati del sistema dell’euro; 2) la volontà, con la riforma Delrio, di creare confusione contabile e di funzioni, con l’obiettivo di comprimere la sovranità popolare e ridurre servizi e diritti.

Quando il Movimento 5stelle sarà al governo centrale e regionale, finiranno ambiguità e disservizi. Perché non avremo padroni da servire né acque da imbrogliare.

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