La mafia del debito pubblico

La mafia del debito pubblico

Una riflessione politica sulle cause reali della crisi

 

A Locri (Reggio Calabria), durante la ventiduesima giornata della memoria e dell’impegno per le vittime di mafia, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha detto: “La mafia è ancora forte, presente, tenta di dominare pezzi di territorio e cerca di arruolare in ogni ambiente. Bisogna azzerare la zona grigia. Bisogna prosciugare le paludi dell’arbitrio della corruzione, che sono quelle dove prospera”. Naturalmente siamo tutti d’accordo. Alla prova dei fatti, però, i partiti tradizionali dimostrano il contrario. Intanto promuovono, con la scusa del garantismo, una cultura che non ha nulla dell’antimafia. Anzi.

di Chiara Di Benedetto

C’è un problema, però, di cui pochi parlano. Alludo alla causa reale del debito pubblico, che nasce perché la moneta viene emessa in molti Stati, tra cui quelli dell’euro, da una banca privata. Nel nostro caso, la Bce (Banca centrale europea) stampa e trasferisce i biglietti dell’euro che lo Stato richiede. Lo Stato emette, come contropartita, dei titoli del debito e col tempo ripaga la Bce per il valore nominale delle banconote ricevute. Se la Bce avrà fornito allo Stato banconote per un totale di 10 miliardi, lo Stato recupererà a modo suo quella somma e poi la darà alla Bce, che dunque riceverà soldi reali, dopo averli soltanto stampati, creandoli dal nulla. La truffa colossale nasce da qui, e insieme alle barriere del sistema dell’euro (equilibri di finanza, Meccanismo europeo di stabilizzazione della finanza pubblica, pareggio di bilancio, fiscal compact e così via) fa crescere il debito pubblico all’infinito; la foto che ho pubblicato mostra un utile grafico riassuntivo. Questa è una mafia molto più potente di quella classica, ma le istituzioni non ne parlano.


Da qui nascono i tagli alle forze dell’ordine che impediscono un contrasto efficace della criminalità organizzata. Da qui nascono fenomeni di corruzione, legati alla scomparsa dell’etica ma dipendenti dell’incapacità materiale di controllo da parte dello Stato. Da qui nascono i tagli alla scuola, alla cultura, alla sanità, alla giustizia e ai trasporti; i tagli ai servizi e ai diritti primari. L’economia teorica e pratica si limita a muoversi all’interno di questo contesto alterato, in cui il popolo non conta nulla, perché è privo di sovranità e perché paga per un debito creato da una banca privata cui nessuno di noi ha conferito il potere di stampare il denaro. Questo è proprio il problema dei problemi, fermo restando che mafia e corruzione vanno combattute, anzitutto sul fronte culturale.

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